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Il Teatro per immaginare futuri possibili

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Testo tratto dallo speech di Alessandra Rossi Ghiglione durante l’evento di chiusura di Green Ethics

Negli ultimi anni abbiamo visto il mondo cambiare profondamente, forse più rapidamente di quanto avremmo immaginato. Viviamo dentro un tempo attraversato da crisi molteplici: la crisi climatica, certo, ma anche la crescita delle disuguaglianze, la minaccia alla democrazia, i conflitti che toccano da vicino anche l’Europa. È un tempo instabile, che mette in discussione riferimenti, certezze, visioni del futuro. E proprio per questo ci obbliga a tornare a una domanda essenziale: quale ruolo può avere oggi la cultura?

Troppo spesso la cultura viene ancora percepita come un’attività minore, incidentale, quasi accessoria rispetto alle grandi urgenze del presente. Eppure, oggi più che mai, è vero il contrario. La cultura è una risorsa fondamentale, perché custodisce elementi chiave con cui possiamo resistere a questo tempo e lavorare per immaginare scenari diversi: scenari di pace, di uguaglianza, di solidarietà.

In questo orizzonte, il teatro — e in particolare quel teatro che appartiene al campo delle socially engaged arts — può offrire un contributo decisivo. È un teatro che desidera cambiare qualcosa. E se cambiare il mondo è un obiettivo immenso, cambiare qualcosa è già un traguardo possibile, concreto, necessario.

Il teatro ha la capacità di connettere le persone e di creare comprensione reciproca. Ci permette di incontrarci faccia a faccia, in modo vivo, non digitale; di condividere idee, differenze, persino conflitti. Crea uno spazio sicuro in cui le persone sentono di potersi incontrare davvero e comprendere. E oggi questo è fondamentale, anche per contrastare isolamento, sfiducia e perdita di speranza.

C’è poi un altro aspetto centrale: il teatro allena il pensiero critico. Ci aiuta a interrogarci sul modo in cui riceviamo le informazioni e sulla nostra capacità di distinguere ciò che è reale da ciò che è falso. E ancora: il teatro rafforza l’attivismo. Il teatro impegnato sul piano dell’impatto sociale non è il teatro di spettatori passivi, ma di persone attive, coinvolte sulla scena e nella vita sociale.

Infine, c’è l’immaginazione. Rafforzarla significa guardare il presente e saper vedere, dentro il presente, i semi dei futuri possibili che vogliamo costruire. Perché non c’è speranza senza immaginazione. E l’immaginazione è uno degli elementi più profondi delle arti, e del teatro in particolare.

Per questo il Teatro Sociale e di Comunità continua a essere, per noi, una pratica culturale necessaria.Perché è arte, pienamente arte, ma è anche una pratica capace di generare trasformazione sociale, di attivare cittadinanza, di costruire comunità. Non è soltanto una metodologia, né soltanto un insieme di pratiche: è un valore condiviso, una piattaforma comune di cambiamento, qualcosa che sta al cuore della scelta di essere artisti, operatrici e operatori culturali.

Oggi, più che mai, sentiamo che il teatro può essere una pratica inclusiva e creativa orientata al benessere, capace di aiutarci a leggere il presente e a costruire futuro.

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