Spettacoli
I nostri spettacoli nascono da un dialogo profondo con il territorio e con le persone che lo vivono.
“Il teatro non ha categorie, ma si occupa della vita. Ecco l’unico punto di partenza, e non c’è nient’altro di veramente fondamentale. Il teatro è la vita.”
Peter Brook
Realizziamo i nostri spettacoli con l’obiettivo di dare voce a chi spesso non ce l’ha, valorizzare luoghi e comunità, affrontare i temi più urgenti e delicati della nostra società. Vogliamo che il teatro sia uno specchio della nostra realtà, che faccia da ponte tra culture diverse, che spinga all’ascolto e alla condivisione.
SCT Centre è infatti più di un teatro: è un crocevia di idee, un luogo di incontro e di crescita, un motore di cambiamento sociale.
Attraverso la metodologia del Teatro Sociale di Comunità, ideiamo workshop e performance coinvolgendo direttamente la comunità e il pubblico, che spesso diventa protagonista. Ci immergiamo tra le persone, raccogliendo i loro vissuti, i loro pensieri e le loro emozioni, trasformandoli in momenti di teatro autentico e di grande impatto sociale.
Sperimentiamo e spaziamo tra generi e formati diversi, dal teatro di narrazione alle performance interattive, il canto e l’installazione visiva. Ogni spettacolo nasce da un bisogno, da un sentito profondo, e risponde ad esigenze specifiche. Che si tratti di affrontare temi sociali, di valorizzare storie e culture, o di promuovere salute e benessere, i nostri spettacoli vogliono essere un invito alla riflessione, all’emozione e all’azione.
Spettacoli
Avanza di due gradi è un’esperienza unica che unisce teatro partecipativo e gioco di società per riflettere, in modo semplice e coinvolgente, sui temi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
Ispirato al Gioco dell’Oca, Avanza di due gradi invita il pubblico a compiere un percorso simbolico da oggi al 2100: una partita teatrale in cui le scelte del presente cambiano la vita futura sul pianeta.
Nato all’interno del progetto Creative Europe Green Ethics, che ha coinvolto 18 organizzazioni e 600 partecipanti da 12 Paesi europei, tra artisti, ricercatori, educatori e comunità. Il risultato è un gioco-teatro accessibile, emozionante, capace di trasformare la complessità della sostenibilità in esperienza viva e condivisa.
La Parata del Minestrone di Comunità è una sfilata musicale e teatrale che si muove tra le strade di un quartiere o di un paese, coinvolgendo la cittadinanza in un rito teatrale giocoso e partecipato. Il format, apparentemente semplice, poggia su solide basi metodologiche tratte dal Teatro Sociale e di Comunità, da concetti antropologici e da un attento lavoro di
sviluppo di comunità.
Il “rito” centrale prevede uno scambio dinamico e partecipativo: gli artisti, accompagnati da una banda musicale e dalla cittadinanza desiderosa di partecipare, si muovono lungo le vie chiedendo alle persone affacciate a finestre e balconi di lanciare una verdura – qualsiasi verdura abbiano in casa. I prodotti vengono afferrati al volo con grandi lenzuola, mentre il rullo di tamburi della banda trasforma il momento in una performance collettiva straordinaria.
I partecipanti alla parata e coloro che hanno donato le verdure sono invitati a ritrovarsi successivamente per condividere il minestrone preparato con tutti i prodotti raccolti in un evento comunitario. La preparazione stessa del minestrone è un momento aperto e collettivo per la comunità.
La Parata ha anche una versione dedicata ai mesi caldi, La Parata della Macedonia di Comunità, in cui le persone partecipanti sono invitate a donare frutta per la preparazione di una grande macedonia da condividere durante l’evento comunitario.
Realizzato attraverso un ampio lavoro di ricerca che ha raccolto le informazioni e le prospettive della geografia, della storia, dell’antropologia, della sociologia e del giornalismo di inchiesta, lo spettacolo si basa su dati scientifici e li intreccia con la cultura pop, la letteratura e la musica.
In scena, le scatole di cartone si trasformano in occasioni di racconto delle tradizioni alimentari reali e fake, della diversità e dell’ibridazione delle culture alimentari, dei modelli opposti di produzione e distribuzione global e local, delle contraddizioni contemporanee tra gastromania collettiva e impoverimento alimentare diffuso, dei cibi salvati e di quelli dimenticati, di convivialità forzate e di convivi d’anima.
Tokyo 2002, Tivoli II a.C., Nuenen 1885, Valle del Po 1957… Da ognuna delle 25 scatole esce un cibo, un oggetto o una musica per allestire in scena una tavola che ci parla, tra ironia e intensità, dei mille modi in cui l’umanità si è procurata da mangiare, ha mangiato, e ha anche lasciato molti fuori dalla tavola.
Il Respiro del Mondo, spettacolo semiserio sulla crisi climatica o più semplicemente Respiro è uno spettacolo di Teatro Narrazione e Giornalismo che racconta la crisi climatica in modo semplice, divertente e poetico. Lo spettacolo si basa su un solido lavoro di ricerca scientifica e giornalistica condotta da un team interdisciplinare composto da artisti, esperti e ricercatori. L’obiettivo dello spettacolo non è solo informare, ma anche coinvolgere emotivamente il pubblico rispetto al tema affrontato. In scena il protagonista è l’attore stesso durante una lunga e improbabile seduta dal suo dentista, che gli fa anche da psicoterapeuta. L’attore è in ansia, perché deve preparare uno spettacolo sulla crisi climatica. Raccontare la crisi climatica in teatro, infatti, è un compito quasi impossibile. La crisi climatica non ha una storia, non c’è un eroe, è sfuggente, spaventosa. La crisi climatica è tutto fuorché una grande storia da raccontare.
Il protagonista alterna sul palco sketch da stand up comedy, con parti di teatro narrazione per raccontare in modo semplice, sorprendente e divertente i meccanismi alla base della crisi climatica. Da dove viene la crisi, come funziona l’effetto serra e perché nessuno conosce la scienziata che lo ha scoperto, come mai il ciclo del carbonio ci può aiutare a capire cosa sta succedendo davvero, a chi farà più male la crisi climatica, cosa c’entra una mazza da hockey in tutto questo. Ma soprattutto cosa possiamo fare di semplice, alla portata di chiunque per sentirci davvero protagonisti attivi di questa storia.
La crisi climatica ci investe con notizie quasi quotidiane su giornali, telegiornali, social. Una mole di dati e informazioni complesse accompagnano i racconti di una catastrofe prossima ventura, che ci lascia impotenti e in ansia. Questa narrazione provoca paradossalmente una rinuncia all’azione.
La sfida di Cabaret Artico, nato nell’ambito del progetto europeo Green Ethics, è quella di raccontare attraverso il teatro la crisi climatica con realismo, ma anche con speranza, partendo dai dati scientifici che documentano in modo inequivocabile come l’attuale cambiamento climatico è prodotto dall’azione umana, ma raccontando anche le possibilità di un futuro equo e sostenibile ancora oggi percorribili.
E, come racconta lo spettacolo, il futuro che ci aspetta non dipende solo dalla scelta individuale di cambiare il proprio stile di vita, ma ancor più da un impegno collettivo che riguarda cittadinɜ, politica locale e globale. “Libertà è partecipazione” diceva Gaber, e la sfida che pone il cambiamento climatico è una sfida comune, politica, collettiva, presente. Non delle prossime generazioni, ma di noi tutti oggi.
OnStage+ è una produzione Social Community Theatre Centre (SCT Centre) – Teatro Popolare Europeo, e nasce dal progetto omonimo OnStage+. Si tratta di un progetto artistico ed educativo in forma di performance interattiva realizzato attraverso la metodologia del Teatro Sociale e di Comunità sui temi della parità di genere, di pluralità di modelli di maschile virtuosi e di contrasto alle discriminazioni LGBTQIA+.
Lo spettacolo, creato a partire da una serie di ricerche, interviste e workshop con cittadini, studenti e studentesse, coinvolge il pubblico attivamente, attraverso linguaggi performativi e continui espedienti volti ad accendere la riflessione sul tema delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.
Lo spettacolo offre informazioni ed emozioni che, insieme alla lezione/incontro di educazione sanitaria che segue lo spettacolo, costituiscono un’unica e speciale proposta formativa per comprendere e riconoscere i segnali e attivarsi in modo efficace nell’incontro con una persona giovane in difficoltà, che sia alle medie o alle superiori.
Il teatro da sempre è uno spazio artistico attraverso il quale è possibile nominare e rendere visibile i temi, anche più scuri, che abitano una società e che la muovono a livello profondo. Il suicidio o il tentato suicidio di una persona giovane è una “cosa irraccontabile”, dice a un certo punto lo spettacolo. E questo è vero, ma sono raccontabili le circostanze che possono creare quel disagio e quella sofferenza profonda che toglie speranza in un cambiamento e in una via d’uscita.
#SPES accoglie questa sfida partendo dai racconti, dalle suggestioni musicali e dai gesti raccolti in un lungo percorso di laboratori teatrali condotti con adolescenti ricoveratɜ nel reparto di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Regina Margherita, con professionistɜ della salute mentale, pediatrɜ, infermierɜ ed educatorɜ e con insegnanti di scuola medie e medie superiori. Tre gruppi di persone che hanno, in modo diverso, attraverso il teatro sociale e di comunità, condiviso consapevolmente la loro esperienza con il disagio mentale e con il suicidio per contribuire alla realizzazione di questo spettacolo.
Le parole dello spettacolo sono quasi tutte, tranne poche, parole di adulti. Perché i ragazzi e le ragazze non parlano, se non dopo, in ospedale, nei lunghi e difficili percorsi terapeutici di recupero. Ma lɜ adolescenti, come ogni adolescente di ogni generazione, hanno le canzoni. Lo spettacolo propone una drammaturgia fatta di video musicali e testi recitati che si intrecciano, in cui i testi delle canzoni sono parole che raccontano quanto le battute dellɜ due attorɜ. Tutti i video dello spettacolo, anche con le loro immagini a volte forti a volte algide, sono stati suggeriti da adolescenti per parlare della loro condizione di disagio.
Math Scare Boom è uno spettacolo-conferenza che nasce all’interno del progetto Erasmus+ TIM – Theatre in Mathematics nel quale SCT Centre | TPE è in partnership con tre realtà europee: Università di Bergen (NO), Politecnico di Creta (GR) e la compagnia teatrale Asta (PT) per affrontare il tema della paura della matematica con studenti e studentesse della scuola primaria e secondaria di primo grado. La drammaturgia, secondo la metodologia del Teatro Sociale e di Comunità, è stata creata a partire dalle interviste con giovani della scuola italiana, norvegese, portoghese e greca. Le loro risposte sono diventate stimolo per il lavoro di creazione con il gruppo di performer dei diversi paesi coinvolti nel progetto, che hanno portato nel processo la loro esperienza con la matematica a scuola e nella vita.
Protagonista dello spettacolo è Viola, un’adulta che, come molti, ha conosciuto la paura della matematica da bambina, e non l’ha più abbandonata. Per uno strano equivoco, però, Viola, che è insegnante di educazione fisica, si trova a vestire proprio i panni di un’insegnante di matematica: è la stessa preside della scuola a imporle questo ruolo, comunicando attraverso un altoparlante. Questa circostanza la porta a recuperare memorie lontane: una compagna di classe bravissima in matematica, una lettera alla signora Matematica, interrogazioni sulle tabelline in cui c’è sempre un numero che non arriva mai… Il ricordo di Ada, zia sportiva e divertente che è stata per lei un’insolita insegnante di matematica, insieme alla voce-guida della preside e all’aiuto del pubblico, faranno finalmente scoprire a Viola che, per capire i numeri e la geometria, è importante giocare a guardare il mondo con occhi diversi: cercare la matematica nella realtà, nelle forme di un campo da calcio come nella spirale di una conchiglia.
Lo spettacolo nasce all’interno del progetto MatemACT – Playing with mathematics, vincitore del bando MIUR 2021 (oggi MUR e MI) per progetti di divulgazione della cultura scientifica, è realizzato da SCT Centre con Teatro Popolare Europeo per la produzione dello spettacolo e Il Mutamento per la distribuzione delle repliche del progetto.
“Rompere gli stereotipi di genere non è solo vantaggioso per ognuna di noi, è vitale per il futuro”
– Roya Mahboob, 25 anni, informatica e influencer afghana.
Contaci! pone il problema della discriminazione di genere nell’ambito delle scienze dure e, insieme, invita a scoprirle. Nel viaggio alle radici della propria paura, Viola, l’unica attrice in scena, ritrova infatti le scoperte di donne geniali, la curiosità per il gioco matematico, la bellezza di una materia che deve essere di tutte e tutti. Lo spettacolo usa i linguaggi del teatro di narrazione e del teatro fisico. La drammaturgia è stata creata intervistando donne di scienza e raccogliendo materiali tra studenti e studentesse.
Lo spettacolo:
- Stimola giovani studenti e studentesse ad avere fiducia in sé stessi;
- Fornisce strumenti per una riflessione sulla discriminazione di genere;
- Illustra le biografie delle grandi donne di scienza del ‘900.
OnStage è uno spettacolo interattivo, un gioco-performance di Teatro Sociale e di Comunità che tratta il tema delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale attraverso un approccio interattivo e multidisciplinare per stimolare il pensiero critico e contrastare le discriminazioni LBGTQIA+.
In scena 25 caselle ispirate al format del tradizionale Gioco dell’Oca, 2 performer e 3 musicisti che invitano il pubblico – diviso in due squadre – a lanciare i dadi e avanzare sulle caselle giganti. Ogni casella “attiva” un contenuto: fatti storici, quiz, scene di vita quotidiana, monologhi tratti da storie vere e caselle speciali “Pride”, che portano in scena piccoli gruppi di attivisti e persone sensibili al tema della discriminazione LBGTQIA+. Ogni casella regala del “sale in zucca”, punteggio che permette – alla fine dello spettacolo – di valutare quale squadra ha aumentato maggiormente il suo sapere e la sua competenza su una tematica della società contemporanea complessa, dibattuta e spesso fonte di dibattito civile. Lo spettacolo è indirizzato alle Scuole Secondarie di Secondo Grado, Enti del Terzo Settore, Culturali, Istituzioni Pubbliche e Private e Aziende.
OCA: L’arte che allena il pensiero nasce da un progetto di teatro sociale e di comunità realizzato da SCT Centre | COREP insieme al Polo del ‘900 e Fondazione S-nodi, vincitore del “Bando CivICa” – progetti di Cultura e Innovazione Civica e riconosciuto come best practice nel settore del gaming ed edutainment.
OCA è il risultato di un percorso di 2 anni di studio e ricerca. I contenuti del gioco sono stati progettati in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino – Dipartimenti di Studi Umanistici, Psicologia, Giurisprudenza, CIRSDE – con il coinvolgimento di un comitato esperto e alla sua realizzazione hanno collaborato gruppi e associazioni impegnate in campo civile per un totale di circa 120 abitanti: giovani, adolescenti, donne di diverse culture, figure professioniste del mondo dell’educazione e del sociale, team di ricerca universitario hanno partecipato a un programma di workshop e incontri tra febbraio 2020 e maggio 2021. Gli studenti e le studentesse dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino hanno progettato e realizzato in chiave artistica le caselle che compongono il classico gioco dell’oca e che compone la scenografia della performance.
Si tratta di una performance interattiva, un gioco dell’oca che allena il pensiero critico del pubblico e che lo rende protagonista delle proprie decisioni e dell’andamento dello spettacolo.
Un presentatore, tre interpreti, musica dal vivo del trio jazz Hot Pots, un tecnico, 50 tessere disegnate dagli studenti e dalle studentesse dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Pedine, dadi giganti e tessere disposte intorno al pubblico che, diviso in due squadre, segue lo sviluppo del gioco scoprendo man mano i contenuti delle caselle.
Il pubblico si divertirà ad affrontare quiz, scene interattive, monologhi teatrali, icone di grandi personaggi, domande di educazione civica, storie esemplari e modelli di vita virtuosa. In questo modo assorbirà informazioni a tematica sociale e romperà in modo facile e divertente dinamiche mentali che portano alla formazione stereotipi e bias.
Florence ha 200 anni, Teresa poco più di trenta e vive la professione infermieristica con vocazione, grinta e determinazione, e anche con ironia e cuore, molto. Florence ha ricevuto a suo tempo come una chiamata, una vocazione per la cura che la fa rinunciare ad avere una famiglia sua, che la costringe a porsi con forza nei confronti della sua famiglia d’origine e della società e a scegliere l’esercizio dell’assistenza ai malati non come carità o servizio secondario ma come piena professione di donna competente e libera.
Mito e realtà si incontrano sul palco in una scelta registica insolita: Florence è un personaggio, interpretato da un’attrice professionista, mentre Teresa è semplicemente se stessa, attrice sul palco perché nella vita è un’infermiera, veramente. Lei sarà la voce dell’oggi e della gioventù, di chi nella trincea del Covid esercita con passione quei valori che Florence ha messo a fondamento di ogni gesto di cura. Oggi Florence Nightingale è ancora un riferimento per ogni giovane che decida di intraprendere la professione infermieristica, proprio come un mito a cui tendere, che si fa esemplare su più livelli: quello della cura, quello della professione, quello dell’identità di genere.
Due vite in scena, due luoghi temporali che dialogano. Passato e presente si rincorrono per dire della cura e della sua sapienza, dell’essere donna e mai dimenticarlo, e in entrambi i casi combattere per proteggerne il senso. Per dare voce al ruolo di chi ogni giorno si sta battendo per la salute di tutti.
2029, l’Occidente è nel pieno della terza crisi economica globale, la più devastante da quando se ne abbia memoria. La multinazionale Next crea Etica, una app in grado di dare la soluzione più vantaggiosa a qualsiasi quesito: qual è la donna o l’uomo che dovrei sposare per essere felice? Il lavoro più giusto? Per chi dovrei votare per sentirmi pienamente soddisfatto? Quale taglio di capelli sarebbe il migliore per me? Devo pagare le tasse oppure posso evadere? Etica ha accesso a tutte le tue informazioni, social, messaggi, mail, cartelle cliniche ed è in grado di confrontarle con le enormi quantità di informazioni fornite dai Big Data.
Dentro i laboratori della Next si sviluppa la vicenda dei due protagonisti Doc e Adam, il primo è l’inventore di Etica e il è secondo la cavia che deve sperimentarla. Adam è l’uomo della strada, semplice, immediato, di una spontaneità coinvolgente, è scelto da Etica tra decine di migliaia di candidati come “cavia perfetta” e si trova da un giorno all’altro a gestire uno stravolgimento entusiasmante della propria vita. Doc è uno scienziato fuori dalla norma, smart e un po’ nerd, con un amore appassionato per i grandi classici della letteratura anglosassone. Doc è un uomo solo, che cerca di tenere a bada il suo ego e prova – con fastidio – ad accompagnare Adam nella sua evoluzione umana. Mentre si evolve la dinamica dei due protagonisti, al di fuori dei laboratori della Next scoppiano le vicende dell’Occidente vinto dalla crisi: l’avvento di Etica nel mondo diventa una nuova speranza per l’umanità o forse una possibile fine.
Lo spettacolo racconta come un’idea, nata dall’abuso e fraintendimento di una celebre frase di Adam Smith – “Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il proprio interesse” – abbia fondato la visione neoliberista che ha limitato la durata delle lampadine e riempito di scarti il Pianeta. Il nuovo “continente di plastica” scoperto dal capitano Charles J. Moore, è ormai davanti ai nostri occhi, ma non abbiamo fatto interamente i conti con quello che stiamo rischiando. A capire che “un’altra strada è possibile” ci aiuta allora Tom Szaky, giovane canadese che ha dato vita a un’azienda in grado di trasformare gli scarti di cibo in concime e i chewing-gum in panchine.